Sordobimbi

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Il primo rumore che esce dalla grande villa è la monotona cantilena delle suore. Sono solo le sei del mattino e già si espande con la sua bassa vibrazione a riempire i vecchi ambienti dagli alti soffitti. 

I bambini, piccoli ospiti, dormono, ma non ne sono disturbati.
Nemmeno si può dire che ne siano cullati; hanno un sonno a prova di rumore.
I loro piccoli apparecchi acustici sono spenti e allineati nella vecchia cassetta di legno.
Ognuno di essi porta un nome: Ivan, Noemi, Loriana, Carola..

 

  “Quest'angolo del Paradiso era tutto d'oro, meno i prati, di erba folta affinché i bambini cadendo non si facessero male. Quanto giocavano quei bambini: le gare di corsa erano combinate in modo che tutti i partecipanti arrivavano primi, così erano felici e non nascevano invidie.
    Giocavano anche alla lotta, e gli Angeli, travestiti da bambini, si facevano sconfiggere, procurando una viva gioia ai vincitori.
    La guida disse che nell'inferno dei bambini invece, non si udivano che pianti e strilli. Anche là i bambini facevano le corse, ma tutti i partecipanti arrivavano al traguardo ultimi, cioè delusi e arrabbiati;  e ogni tanto un Angelo invisibile si avvicinava a un bambino e gli dava un forte pizzicotto; il bambino  si voltava di scatto e incolpava chi gli era accanto. Figurarsi le zuffe che nascevano.
    Una grossa palla di gomma piombò sul naso di un beato, che, steso all'ombra di una fronzuta quercia, stava sfogliando un libro illustrato. Il beato si alzò di scatto: "Con tutti questi bambini, in Paradiso non ci si starà mai bene”
     E si allontanò indignato.
                            Cesare Zavattini

 

 

I bambini sordi hanno una gestualità molto bella e una grande spontaneità. Molti di loro imparano, già a 3 o 4 anni a vivere lontano da casa e ad affrontare grandi sacrifici. I più piccoli sono aiutati dai più grandi ma debbono riuscire presto a tirare fuori i muscoli per non essere sopraffatti. Sono bambini molto autonomi, talvolta persino un po’ selvaggi.
Ho seguito alcuni di loro per un anno raccontandone i bizzarri percorsi attraverso un film documentario di 80 minuti scegliendo di usare un linguaggio di tipo cinematografico, senza interviste o voce fuori campo.

 

All'inizio il processo di apprendimento dei bambini sordi, così lento e complesso, era al centro del mio interesse. Molti di loro debbono lavorare duramente già a partire dai 3 anni di età per imparare a leggere le parole dalle labbra e a fare uscire suoni compiuti dalle proprie bocche.
Tuttavia, dopo aver conosciuto meglio i piccoli ospiti della scuola, ho capito che i metodi didattici assumevano sempre meno importanza nell'insieme del vasto e articolato mondo dei bisogni del bambino.
Così, il fulcro della narrazione del mio documentario si è rivelato essere la comprensione della miriade di piccoli e grandi gesti che servono quotidianamente per sopperire i piccoli e grandi bisogni dei bambini. Credo veramente che questi gesti stiano alla base di ogni percorso educativo e formativo rivolto ai bambini, indipendentemente dal fatto che essi siano sordi o perfettamente udenti.
 

Esistono ancora scuole in cui è possibile un atto d'amore verso la diversità, in cui si vuole credere che il diverso non sia necessariamente inferiore, in cui l'integrazione tra mondi altri è possibile, esempi concreti di "educazione alla democrazia".

 

 

 

PICCOLE STORIE: SINOSSI IVAN E LORIANA

A 3 e 4 anni le parole sono già formate, tu le puoi sentire e le puoi riprodurre, anche se non sei capace di comprenderne a fondo il significato. Ma non è per tutti così.
I bambini sordi arrivano alla scuola materna "senza suoni", "senza parole formate".
Ivan e Loriana dialogano attraverso 'segni da bambino', segni semplici; la loro lingua non è sciolta, sembra un corpo estraneo nella piccola bocca.
Ivan é docile e paziente, mentre la piccola Loriana, quando è stufa dei lunghi esercizi davanti allo specchio, comincia a ruggire come un leone.
Le suore, tenaci maestre, alternano sguardi minacciosi a sorrisi incoraggianti, inventandosi, ad ogni momento, nuove strategie.
All'improvviso, la magia: il lavoro si trasforma in gioco.